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DDL Ancorotti e corsi di trucco: cosa cambia per le accademie e la formazione

Il DDL Ancorotti potrebbe cambiare profondamente il modo in cui vengono progettati e proposti i corsi di trucco professionale. Non soltanto per il numero di ore previsto dal percorso di qualificazione, ma soprattutto per il modo in cui dovranno essere considerate formazione, competenze dei docenti, strutture, programmi e tutela dello studente.

Il disegno di legge è ancora in discussione e il testo potrà essere modificato durante l’iter parlamentare. Per questo è importante distinguere ciò che il provvedimento propone oggi da ciò che diventerà effettivamente obbligatorio dopo l’eventuale approvazione e l’adozione delle successive disposizioni attuative.

Ma una cosa è già evidente: se la professione del truccatore verrà inserita in un sistema di qualificazione regolamentato, anche il mondo della formazione dovrà necessariamente confrontarsi con nuovi standard.

DDL Ancorotti e corsi di trucco: il cambiamento parte dalla formazione

Fino a oggi il panorama della formazione nel make up è stato estremamente variegato.

Esistono percorsi regionali, accademie private, corsi di specializzazione, masterclass, workshop e lezioni di aggiornamento. Sono esperienze formative molto diverse tra loro e non hanno necessariamente lo stesso valore giuridico.

Questo è un punto fondamentale.

Un corso può essere eccellente dal punto di vista didattico e, allo stesso tempo, non essere un percorso abilitante. Una masterclass può insegnare una tecnica straordinaria senza avere la funzione di qualificare una persona all’esercizio di una professione regolamentata.

La futura disciplina dovrà quindi rendere sempre più chiara la differenza tra formazione, specializzazione e qualificazione professionale.

Cosa cambia per le accademie di trucco?

La domanda che molti professionisti e titolari di accademie si stanno ponendo è semplice: cosa succederà ai corsi di trucco che oggi non fanno parte di un percorso regionale riconosciuto?

La risposta, allo stato attuale, deve essere prudente.

Il DDL non significa automaticamente che ogni corso privato di make up debba scomparire. Significa piuttosto che, se la professione verrà regolamentata secondo il nuovo sistema, sarà necessario distinguere con chiarezza un corso di aggiornamento o specializzazione da un percorso che conduce alla qualificazione professionale.

Questa distinzione sarà fondamentale anche nella comunicazione delle accademie.

Un corso di poche ore può insegnare una tecnica. Un percorso più articolato può sviluppare competenze specialistiche. Un percorso regionale di qualificazione, invece, ha una funzione completamente diversa: preparare una persona al conseguimento di una qualifica attraverso un sistema formativo e un esame.

Non saranno soltanto le ore a fare la differenza

Parlare soltanto delle 600 ore sarebbe riduttivo.

Il vero cambiamento riguarda il concetto stesso di formazione professionale.

Un percorso serio non è semplicemente una somma di ore trascorse in aula. È un progetto didattico nel quale devono essere definiti obiettivi, contenuti, competenze, metodologie, esercitazioni e modalità di verifica.

Per questo motivo credo che il dibattito non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla domanda: “600 ore sono tante o sono poche?”.

La domanda più importante dovrebbe essere: che cosa viene insegnato durante quelle ore e con quali criteri viene verificato ciò che lo studente ha realmente imparato?

Le competenze tecniche sono soltanto una parte della formazione

Un futuro truccatore professionista dovrà naturalmente conoscere le tecniche di make up.

Ma una formazione professionale completa deve affrontare anche gli aspetti legati all’igiene, alla sicurezza, alla conoscenza dei prodotti, alla pelle, alla relazione con il cliente e alla gestione professionale dell’attività.

È proprio questo uno degli elementi che distingue una formazione strutturata da una semplice trasmissione di tecniche.

Il ruolo dei docenti nei corsi di trucco professionali

C’è poi un altro tema che considero decisivo: chi insegna?

La crescita dei social network ha reso possibile per moltissimi professionisti condividere conoscenze, tecniche e tutorial. È un fenomeno positivo e ha contribuito enormemente alla diffusione della cultura del make up.

Ma creare contenuti e insegnare all’interno di un percorso professionale sono attività differenti.

Allo stesso modo, essere un ottimo makeup artist non significa automaticamente essere un ottimo docente.

Un insegnante deve saper progettare una lezione, organizzare un percorso progressivo, comunicare in modo efficace, correggere gli errori e valutare il livello raggiunto dallo studente.

Per questo il tema della qualificazione dei docenti sarà, a mio avviso, uno dei punti più importanti da affrontare nell’attuazione della futura regolamentazione.

DDL Ancorotti: esperienza professionale e competenza didattica

Non credo che si debba creare una contrapposizione tra esperienza professionale e formazione didattica.

Al contrario, le due cose dovrebbero incontrarsi.

Un docente di make up dovrebbe poter portare in aula una reale esperienza professionale, ma dovrebbe anche possedere le capacità necessarie per trasformare quell’esperienza in apprendimento.

In futuro potrebbe diventare sempre più importante anche una formazione specifica per chi vuole insegnare: comunicazione, pedagogia, metodologia didattica e progettazione della formazione.

Perché insegnare una professione è una competenza professionale a sua volta.

Corsi di trucco, attestati e qualificazione professionale

Un altro punto sul quale sarà necessario fare chiarezza riguarda gli attestati.

Nel mondo della formazione esistono molti tipi di certificazioni e attestazioni, ma non tutte hanno lo stesso valore.

Un attestato di partecipazione dimostra che una persona ha frequentato un corso. Un attestato relativo a una specializzazione può documentare l’acquisizione di determinate competenze. Una qualifica professionale ottenuta attraverso un percorso regolamentato ha invece una natura differente.

Questa distinzione sarà sempre più importante anche per gli studenti.

Prima di iscriversi a un corso, sarà fondamentale capire che cosa viene realmente rilasciato alla fine del percorso e quale valore ha quel documento.

Su questo tema abbiamo già approfondito le principali domande dei truccatori nell’articolo Cosa Cambia Davvero? Le 5 Risposte che Tutti i Truccatori Stanno Cercando.

Il riconoscimento della formazione tutela anche lo studente

Quando si parla di formazione regolamentata, spesso si pensa ai vincoli imposti alle scuole.

Io credo invece che il primo beneficiario debba essere lo studente.

Un sistema nel quale esistono requisiti chiari per i percorsi formativi permette infatti di valutare più facilmente la qualità di una scuola, la preparazione dei docenti, l’organizzazione degli spazi e la struttura del programma.

È una forma di tutela molto importante.

Lo studente investe tempo, denaro e aspettative nella propria formazione. Deve quindi poter comprendere con chiarezza che cosa sta acquistando.

Strutture, sicurezza e organizzazione: la formazione non è soltanto aula

Una scuola professionale non è soltanto un docente davanti a una classe.

È un ambiente nel quale devono essere garantite condizioni adeguate per svolgere le attività formative.

Spazi, certificazione degli impianti, attrezzature, sicurezza, igiene, organizzazione e materiali didattici fanno parte della qualità complessiva di un percorso.

È proprio per questo che la regolamentazione può rappresentare un’occasione importante: non soltanto per stabilire chi può esercitare una professione, ma anche per innalzare progressivamente la qualità del sistema che prepara quei professionisti.

DDL Ancorotti e corsi di trucco: il futuro delle accademie

La futura regolamentazione non dovrebbe essere vista soltanto come un problema da risolvere per i corsi di trucco e per le accademie. Può diventare anche un’opportunità per le realtà formative che hanno già investito nella qualità.

Può diventare anche un’opportunità per le accademie che hanno già investito nella qualità.

Le scuole che possiedono strutture adeguate, programmi articolati, docenti qualificati e una vera progettazione didattica potranno valorizzare maggiormente il proprio modello formativo.

Allo stesso tempo, sarà necessario capire come verranno gestiti i percorsi già esistenti, i titoli acquisiti e il riconoscimento delle competenze maturate prima dell’eventuale entrata in vigore della nuova disciplina.

Questo sarà uno dei temi più delicati della fase successiva.

DDL Ancorotti e formazione continua

La qualificazione non dovrebbe essere considerata il punto di arrivo.

Il make up professionale cambia continuamente. Cambiano i prodotti, le tecnologie, le tecniche, i materiali e le esigenze del mercato.

Per questo sarà fondamentale costruire nel tempo una vera cultura della formazione continua.

Un professionista qualificato dovrebbe avere la possibilità di aggiornarsi, specializzarsi e acquisire nuove competenze durante tutta la propria carriera.

In questo senso, corsi brevi, masterclass e workshop continueranno ad avere un ruolo importante: non necessariamente come sostituti della qualificazione professionale, ma come strumenti di aggiornamento e specializzazione.

Il confronto con CNA e le organizzazioni di categoria

Il percorso di riforma non riguarda soltanto il legislatore e le scuole.

Il confronto con le organizzazioni di categoria sarà fondamentale per comprendere le esigenze reali di chi lavora nel settore.

CNA, insieme a Confartigianato e Casartigiani, ha espresso sostegno al percorso di riforma, sottolineando tra gli elementi centrali la valorizzazione della professionalità, la formazione, il riconoscimento di nuove figure e il contrasto all’abusivismo.

Il confronto tra istituzioni, associazioni, professionisti e realtà formative sarà quindi determinante per trasformare una proposta normativa in un sistema realmente applicabile.

Dal DDL Ancorotti a una nuova cultura della formazione

Il vero cambiamento, a mio avviso, non sarà soltanto legislativo.

Sarà culturale.

Per troppo tempo il mondo del make up ha convissuto con una grande varietà di percorsi, titoli, attestati e modalità di insegnamento senza un sistema capace di rendere immediatamente comprensibile la differenza tra formazione libera, specializzazione e qualificazione professionale.

Il DDL Ancorotti può rappresentare l’inizio di un percorso nel quale queste differenze diventano finalmente più chiare.

La legge dovrà naturalmente essere definita, discussa e, se necessario, modificata. Ma il confronto sulla qualità della formazione non può più essere rimandato.

Per chi vuole diventare truccatore, per chi già lavora nel settore e per chi forma nuove generazioni di professionisti, questa è una trasformazione che merita di essere seguita con attenzione.

Per approfondire il punto di vista di un professionista e direttore didattico che da anni lavora nella formazione del make up, puoi leggere anche DDL Ancorotti e professioni del benessere: il cambiamento è iniziato sul blog di Antonio Ciaramella.

La formazione professionale, infatti, non dovrebbe essere considerata soltanto come il modo per ottenere un attestato.

Dovrebbe essere il percorso attraverso il quale una persona diventa realmente un professionista.

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